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Friday, Mar. 11, 2005 - 00:46

Matrimoni


Si dice che la regina Elisabetta abbia insistito affinché le nozze, che si celebreranno il prossimo 8 aprile, di Carlo d’Inghilterra e Camilla Parker Bowles avessero un tono low profile. Al posto del tradizionale Castello di Windsor la cerimonia avrà luogo nel municipio della cittadina inglese, nel più modesto Guildhall. Non si rinuncia invece a raccontare gli amori reali tramite la filatelia. Avvenne quando Carlo e Diana si sposarono e così si ripete venticinque anni dopo: sui francobolli delle poste britanniche figureranno Carlo e Camilla (non bellissimi e) sorridenti.

E se i reali inglesi festeggiano tra castelli e francobolli, come festeggiano invece gli altri, quali sono le loro tradizioni nel fatidico giorno del sì? Forse come dice Vasile basterebbe mettere il naso fuori di casa per scoprirlo:

Matrimoni, tra fiori di cocco e inchini al cielo

Paese che vai usanza che trovi, diceva un proverbio. Adesso è sufficiente uscire da casa per imbattersi nelle tradizioni altrui. Ad iniziare da quella del matrimonio. E se in una società multiculturale come la nostra convivono 191 etnie, ci saranno altrettanti riti particolari per il fatidico giorno del si. Si può passare davanti a una chiesa e sentire il canto di un sacerdote ortodosso che celebra l’unione di due slavi che gli danzano intorno. O, in un capannone in periferia, si può scoprire un padre indiano unire le mani della propria figlia vestita di rosso a quelle di un giovane con un turbante sulla testa.

E l’improvviso odore di cocco nell’aria potrebbe venire dall’abitazione dei vicini cingalesi che brindano con l’arak (il loro superalcolico) alla nascita di una nuova coppia. Insomma, gli stranieri che vivono in Italia cercano di rispettare come possono le usanze del proprio paese d’origine. Ovviamente nei limiti del possibile e facendo grandi rinunce. E così, per esempio, i cinesi sono costretti a sostituire il millenario rito matrimoniale Han con una fredda visita al Comune, e gli africani invece dei dieci giorni di festeggiamenti all’aperto devono accontentarsi di un pranzo di poche ore al chiuso.

Musica e fiumi di vodka

Messa cantata e fiumi di alcol, per i romeni, ucraini e russi. “L’organo non ce l’abbiamo - scherza padre Arhimandrita Iuvenalie, capo della Chiesa ortodossa in Italia - canto senza accompagnamento musicale. Non si può fare i preti se si è stonati”. Oltre a intonare la messa, che dura circa un’ora e mezza, il sacerdote deve seguire una serie di rituali. Tutto all’insegna del numero tre: per tre volte benedice gli sposi all'ingresso della chiesa e tre sono le croci che disegna sulla loro fronte con gli anelli. Il culmine della cerimonia è l’incoronazione della coppia. “L’imposizione della corona rappresenta la responsabilità dei due nei confronti del mondo”, spiega padre Iuvenalie - la loro presa di coscienza è espressa con una danza. Infatti girano attorno al tavolo del vangelo per tre volte tenendosi per mano. Reggono anche una candela simbolo di luce. Insomma io canto e loro ballano.”

Alla cerimonia che sembra una rappresentazione teatrale, seguono i festeggiamenti che in Italia, come nella loro patria d’origine, si svolgono in un ristorante. Il menù è ricco. Antipasti, primi piatti, carne. Ma i protagonisti assoluti del banchetto sono i superalcolici. “Voi italiani li bevete solo a fine pasto, come digestivi”, osserva Maria Barisienko, segretaria dell’associazione della cultura russa - noi invece cominciamo appena messo piede nel locale”. Danno il via gli sposi con il brindisi inaugurale, seguito dal lancio dei calici. Gli invitati, scaldati dalla vodka, si lanciano in giochi e scherzi. Ad esempio nascondono la festeggiata e chiedono i soldi del riscatto al marito. O, ancora, i più piccoli rubano le scarpe bianche della sposa e le restituiscono solo in cambio di denaro. “Per il resto non ci sono grandi differenze con le usanze italiane - continua la Barisienko - per ritrovare delle tradizioni russe che sembrano ormai perdute bisogna andare nei nostri paesini. I contadini festeggiano i matrimoni per più giorni. La mattina seguente la cerimonia si mascherano come a carnevale e fanno una parata. Agli sposi, poi, davanti alla porta di casa fanno trovare un piatto nascosto dentro un canovaccio. Loro devono metterci i piedi sopra: chi lo rompe sarà il capo famiglia”.

Una festa lunga due settimane

Pentoloni di riso e balli anche per due settimane in Senegal. “Nei paesi ancora si festeggia così a lungo - racconta Ibrhaima Nin- nelle città, invece, come anche qui in Italia, il matrimonio dura solo un giorno”. Nei villaggi africani non c’è un limite di tempo: si va avanti finchè gli invitati portano da mangiare. Chiunque può intervenire, l’ingresso è libero. L’importante è contribuire al cibo, cucinando fino a venti chili di riso in pentole giganti, e seguendo la cottura della carne alla brace. Il tutto all’aperto. Niente lista degli invitati, quindi, e neanche di nozze: si regala quello che si vuole, di solito soldi. Il rito religioso è quello musulmano. La sposa è vestita di rosso e indossa vistosi gioielli d’oro massiccio. Sulle mani e sui piedi ha dipinti, come portafortuna, tatuaggi d’hennè rosso. Il matrimonio si ufficializza in moschea, ma si celebra in casa dello sposo. La donna lo raggiunge accompagnata dai familiari e, insieme a lui, consuma latte e datteri, preludio alla prima notte di nozze. La mattina seguente, testata la verginità della fidanzata, l’uomo si dichiara sposato. Sono nozze combinate. “ Ma le nuove generazioni il proprio compagno se lo scelgono”, assicura Ibrhaima.

Fidanzamento con spionaggio

Fidanzamenti difficili in Camerun. Nei villaggi africani il giovane deve presentarsi a casa dei genitori della futura sposa per ben tre volte e con un regalo sempre più grande per farsi accettare. Raggiunto l’accordo di fidanzamento e stabilita la dote, inizia un lavoro di spionaggio. Entrambe le famiglie mandano un gruppo di amici a controllarsi a vicenda. “E’ una specie di delegazione di persone fidate- spiega Ousti Nawezi - che deve andare nel quartiere e chiedere ai vicini informazioni sui futuri parenti”. Tre giorni prima delle nozze gli investigatori si presentano davanti alla casa degli indagati e cantano loro quello che hanno scoperto. “E’ un coro accompagnato dalla musica, in cui dicono quello che hanno saputo di negativo su di loro. Ad esempio se la casa è sporca, o se sono disordinati. E’ un modo allegro per avvisarli che i loro figli dovranno essere diversi”.

A quel punto il matrimonio può avere luogo. Il rito in sé dura poco e lo officia il capo villaggio. La festa, invece, dura molto, anche fino a dieci giorni. Si balla, si mangia. Ognuno porta da bere e da mangiare. La carne deve essere rigorosamente bianca, simbolo di purezza. “Un momento suggestivo - dice Ousti- è il dono dei regali agli sposi. Gli invitati circondano i festeggiati mentre ballano e danno loro i soldi. E’ una gara in allegria a chi è più generoso.” In Italia queste usanze si sono perse. Ci si sposa in comune e dopo si va nei ristoranti o nelle case private a seconda delle disponibilità economiche. “Si fa alla occidentale. Anche i tempi sono quelli europei: si sta insieme solo per poche ore”, conclude Ousti.

Astrologia e fiore di cocco

Nello Sri Lanka il giorno e l’ora del matrimonio li decide l’astrologo. A officiare la cerimonia è l’anziano del villaggio che, secondo il rito buddista, canta testi tradizionali. La sposa indossa il sari: un abito lungo bianco con ricami dorati. In testa ha una corona, ai polsi e al collo ricchi gioielli. L’uomo veste all’occidentale. Si sposano all’interno del poruà, un piccolo tempietto artigianale, preparato per loro dai parenti. Oltre allo scambio degli anelli, l’uomo mette alla donna una collana e le regala un abito come simbolo della loro futura ricchezza. Ancora, insieme accendono la lampada tradizionale e a quel punto sono uniti in matrimonio. La festa nei paesi cingalesi si fa all’aperto sotto dei capannoni. Dura cinque o sei giorni, per dare a tutti i familiari il tempo di intervenire. In Italia si festeggia in giornata e in locali privati. Nel banchetto, però, ci sono sempre le stesse pietanze: riso al curry, verdure, carne e pesce. Gli alcolici e superalcolici sono ricavati dal fiore di cocco. L’arak, bevanda a quaranta gradi, si trova anche nei negozi specializzati italiani.

L’inchino al cielo e il gioco delle uova

In Cina, secondo la tradizione Han, la cerimonia si svolge in casa del futuro marito. Si inizia con tre inchini degli sposi: uno al cielo e alla terra, uno ai genitori e uno fra di loro. I due poi vengono legati da una corda di seta rossa che sancisce la loro unione. A quel punto la moglie, vestita di rosso e con il volto coperto da un velo, va nella stanza da letto e attende. L’uomo, dopo aver brindato con tutti gli invitati, la raggiunge, scoprendole finalmente il viso. In Italia i cinesi si sposano in Comune e festeggiano al ristorante. L’abito della donna è quello bianco all’occidentale. “Ma si sta diffondendo anche in patria”, dice Qifeng Zhu, studente in ingegneria a Roma. La tradizione, però, si conserva negli scherzi. Ad esempio lo sposo deve mostrare la propria abilità facendo uscire da una bottiglia di vetro una sigaretta. Il tutto senza mani, con il solo ausilio della bocca. La donna, invece, deve infilare un uovo dentro i pantaloni del marito, che per l’occasione è in piedi su una sedia, e farlo scivolare da una gamba all’altra, senza farlo rompere. “Chi conosce il trucco, ci riesce”, assicura Qifeng.

Doccia “purificatrice” prima delle nozze

In Italia, come in India, la giornata di chi si sposa secondo il rito Sikh inizia di mattina presto con una doccia “purificatrice”. L’uomo e la donna, ognuno in casa propria, si lavano mentre delle familiari intonano canzoni tradizionali. Poi si vestono. Lei indossa il lenga, un abito rosa lavorato a mano con disegni floreali e brillanti, e il duppta, un velo lungo due metri. Lui mette giacca e cravatta, in testa un turbante, e si copre la faccia con il sesehara. Arrivati al tempio, il padre della sposa scopre il volto dell’uomo e unisce le mani dei due. Il Grant Thi( il sacerdote) legge il libro sacro: il Guru Granth Sahib. Si prega tutti insieme e alla parola “Lama” gli sposi girano per quattro volte intorno al Granth Sahib. Terminato il matrimonio, si pranza. Menù semplice: focaccine, salse vegetali, the e acqua. Niente carne, pesce o alcolici, perché nel tempio non sono ammessi. Per il whisky e il ballo ci si deve spostare in casa. Nessuna lista di nozze per i regali: i parenti più stretti regalano sempre oro e vestiti.

Rito corto, ballo lungo

Dura poco la liturgia del matrimonio per i brasiliani. Più o meno quindici minuti. La festa, invece, va avanti fino alle quattro del mattino. Possibilmente all’aperto. “Da noi ultimamente il rito non si celebra più in chiesa, ma nel posto dove si fa il pranzo. Così possiamo stare all’aperto fin dal principio”, spiega Elisa Oliveira. Gli invitati sono vestiti molto elegantemente, perché il matrimonio è sentito come un evento. Nuova moda: la lista di nozze. “Mia sorella si è sposata l’anno scorso in una villa e per i regali ha voluto la lista”. La cena è leggera. “Per voi è fondamentale mangiare- continua Elisa - per noi bere. Birra, vino, whisky, va bene tutto”. Non si passano ore a tavola, ma in pista. La musica è brasiliana, ma non solo. “Amiamo i balli latinoamericani, ovviamente, ma ci scateniamo con gli anni ’70 e ‘80”.

La banconota sull’abito da sposa

Rito cattolico con varianti per i filippini, rimasti fedeli alle usanze importate dai conquistatori spagnoli. Dopo lo scambio delle fedi, il prete benedice delle monete e le consegna all’uomo. Lui le mette nel palmo della mano della donna: in questo modo le affida la responsabilità economica della casa. Dichiarati marito e moglie, i due si inginocchiano e il sacerdote li copre con un velo e li lega l’un l’altro con una corda attorno alle spalle. Prendono l’ostia e vengono benedetti per sette volte. I festeggiamenti si svolgono al ristorante. La cucina può essere filippina o italiana a scelta. Le bevande più amate sono la birra e il whisky. Si balla e si canta. Gli sposi danno il via alle danze, attaccandosi sui vestiti delle banconote, di solito da cinquanta euro. E’ un modo per attirare soldi, dicono. E poi c’è il karaoke. I filippini ne sono appassionati. Si va avanti fino a notte fonda: finché non viene scelto il più intonato.

Solo una cosa: purtroppo è quasi tutto vero (anche quella sul karaoke ahinoi) tranne "attaccandosi sui vestiti delle banconote, di solito da cinquanta euro. E’ un modo per attirare soldi, dicono"... non sono gli sposi che si attaccano i soldi fra di loro ma sono gli invitati che attaccano (obbligati dalla tradizione, credo) i soldi sugli abiti degli sposi, che io sappia gli invitati/parenti dello sposo sul barong tagalog dello sposo e cosi' via per gli amici/parenti della sposa sul suo traje de boda... è un modo di attirare i soldi certo... alla fine diventa una specie di regalo in dindini.

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