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Tuesday, Mar. 01, 2005 - 01:49 No pds, no diploma! La scuola è uno dei luoghi ove avviene l’integrazione (o perlomeno un approccio iniziale di questa) dei bambini stranieri (e in parte delle loro famiglie) alla società ospitante. Per far fronte alla costituzione di una società sempre più multiculturale e per favorire l’inserimento degli immigrati nel tessuto sociale italiano, le istituzioni hanno in qualche modo cercato di trovare soluzioni adeguate affinché entrambi le situazioni si realizzino: innanzitutto, La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. [...] significa che anche tutti minori stranieri hanno il diritto e il dovere di frequentare la scuola di base fino alle medie inferiori anche se non sono in possesso della documentazione in regola e in particolare del permesso di soggiorno (Circolare n. 5, 12 gennaio 1994 Iscrizione nelle scuole e negli istituti di ogni ordine e grado di minori stranieri privi del permesso di soggiorno. Modifiche e integrazioni del paragrafo 7 della C.M. n. 400 del 31 dicembre 1991, già modificato dalla C.M. n. 67 del 7 marzo 1992, la loro iscrizione alla scuola. L’iscrizione dei bambini non in regola (anche se appartenenti a famiglie con presenza irregolare nel territorio italiano) viene ammessa con riserva (in attesa della regolarizzazione della loro posizione) nella scuola in virtù del diritto alla istruzione affermato dalla Convenzione internazionale sui diritto del fanciullo. Questa eccezione non comporta però una sanatoria della posizione della famiglia irregolare, non costituisce un requisito per la regolarizzazione né del bambino né dei genitori sul territorio italiano. Il circolare prosegue: Con riferimento a quesiti posti in merito alla posizione scolastica dei minori stranieri non in regola con le vigenti norme in materia di soggiorno in Italia, si fa presente che, in attuazione della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia -New York 20 novembre 1989-, recepita nel nostro ordinamento con legge n. 176 del 27 maggio 1991, i minori stessi hanno titolo ad essere iscritti ed a frequentare gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado in Italia.
Si parla di diritto allo studio del minore... o perlomeno di diritto allo studio transitorio, non mi è chiaro che cosa succeda poi una volta che il bambino abbia frequentato la scuola dell’obbligo senza che i genitori abbiano potuto mettersi e metterlo in regola. Solitamente a tredici anni, quando i ragazzi finiscono la scuola media inferiore sono ancora minorenni, e teoricamente potrebbero frequentare (dovrebbero essere ammessi: L'iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli finali del corso di studio delle scuole di ogni ordine e grado) alle medie superiori anche se queste non sono considerate “scuola d’obbligo”. A quanto pare non è una conseguenza così immediata e semplice: per iscriversi alle superiori bisogna avere la licenza media, affinché venga rilasciato il titolo di studio di scuola media inferiore bisogna avere il pds... non basta aver frequentato la scuola, essersi seduto con altri coetanei, aver giocato con loro durante l’intervallo e magari avergli anche risparmiato un brutto voto offrendosi per un’interrogazione a sorpresa. Mi è stato scritto questo: “e non possono regolarizzarsi? Anche perché dovrebbe essere quella la prima preoccupazione, non il diploma futuro.... che ci fanno poi col diploma se non "esistono" per la burocrazia anzi, se sono da rimandare indietro?” Eh già... cosa ci fa un ragazzo irregolare di un diploma se non ha neanche il pds... non lo so, forse proprio per attestare che fisicamente “esiste”, c’è o c’è stato se ha avuto anche il diritto a studiare. Non scrivetemi cose che so già tipo: - non si può cercare la tutela della legge (ottenere il diploma) non rispettandola a monte (non regolarizzandosi) - più importante del diritto allo studio è il diritto alla vita ed ad uno sviluppo non traumatico ed agevole (ecco perché un bambino irregolare "solo" andrebbe affidato etc) - consiglierei di leggere dove e come regolarizzarsi, prima..... ripeto, essere "nel giusto" prima di "chiedere" è un buon inizio per ottenere sempre di più - non si può scendere in ogni caso, nello specifico: ognuno avrebbe le sue ragioni, il suo passato, i suoi buoni motivi... per questo esistono degli "standard".. scomodi quanto si vuole, ma dettati dalle norme... - il requisito principale è trovare lavoro... anche stagionale, anche al limite del precariato... non mi sembra un requisito così assurdo da assolvere - è anche una presa di posizione, una manifestazione di buona volontà motivata: in fondo lo Stato non può fare da "ente caritatevole" a tutti..... sarebbe letteralmente impossibile, un'utopia - ecco perché si chiarisce la propria posizione così, si mette a garanzia un'entrata economica anche minima (che testimonia il primo gradino compiuto per l'integrazione.. in fondo è di questo che si tratta) poi si chiede la tutela dei propri diritti.
So solo che è "normale" vita da clandestini... capisco che è sbagliato, però se sono disposti ad essere irregolari in un paese significa che devono aver lasciato un posto ben peggiore di questo. ? ? |