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Sunday, Nov. 14, 2004 - 02:16

...andare al lavoro o lavorare?

Che valore attribuiamo al lavoro? Ci sono persone che adorano il loro lavoro a tal punto che andarci significa divertirsi, realizzare una passione e realizzarsi guadagnando e conoscendo anche delle persone piu’ o meno piacevoli. Per alcuni andare al lavoro significa strettamente “andare al luogo di lavoro” e non lavorare effettivamente... o almeno lavoricchiare in modo da stancarsi il meno possibile, guadagnare lo stesso e conoscere delle persone con cui non passerebbero neanche un minuto in ascensore se solo potessero scegliere. Per alcuni avere un lavoro significa essere fortunati, accaparrarsi qualcosa di decente, economicamente parlando, nonostante le tipologie di contratti che ci sono in giro. Qualcuno, ancora, puo’ vedere un lavoro come una sistemazione palliativa e provvisoria in attesa di quello per cui hanno “studiato” e si sono “preparati”.

Ho paura che, nonostante pensi sia una sistemazione temporanea quel che sto facendo adesso, finisca per adagiarmici su questo per tanto tempo... per pigrizia, per mancanza di competenza o per inidoneità burocratica o anche per l’ambiente rilassato e rilassante del lavoro.

Rilassante... anche se ultimamente non e’ stato proprio cosi’... alcune persone sono state mandate via, dopo diversi controlli incrociati, perche’ andavano al lavoro e basta. La mia supervisor preferita se n’è andata o come preferisce dire lei “e’ in ferie forzate”. Si e’ licenziata in seguito a questa piazza pulita perche’ amica di quelli silurati... forse ha sentito la sfiducia nei suoi confronti di quelli che stanno ai piani alti (a proposito, come mai i dirigenti sono sempre ai piani alti?... Capirei se fossimo a Manhattan, ma e’ solo un palazzo milanese di meno di dieci piani... non c’è neanche un panorama mozzafiato anche se lo smog basterebbe e avanzerebbe per mozzare il fiato) o ha percepito che la sua politica dirigenziale fatte di amichevoli pacche sulla schiena (e piu’ in basso), pranzi e uscite serali non abbiano sortito l’effetto voluto di creare un ambiente rilassato di lavoro e quindi teoricamente piu’ produttivo... anzi’ forse il fatto che non abbia fatto pesare il suo ruolo di superiorita’ nei momenti decisionali importanti (come dire chiaramente “fannulloni tornate a sgobbare!”) abbia reso troppo fiduciosi i suoi “amici” del loro posto e stipendio assicurati a fine mese. Un po’ ingenua lei e mi dispiace che sia stata costretta a prendere questa decisione finale di lasciare e che sia stata messa in una posizione (da quelle stesse persone che ritiene sue amiche) per cui non avesse piu’ nessun’altra scelta che quella di lasciare.

Lavorare con famigliari ed amici diventa stressante e imbarazzante per queste sovrapposizioni di ruoli. Al lavoro quale dovrebbe essere l’intensita’ ammissibile e per quanto tempo si dovrebbe mollare il ruolo di amico o lo stato di figlio (o genitore) per prendere quello di subordinato o capo affinche’ si possa convivere abbastanza bene al di fuori di questo?

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