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Wednesday, Oct. 13, 2004 - 14:39 Il ruolo centrale del conflitto nello sviluppo Dopo quattro anni di fidanzamento la mia collega Fra si e’ lasciata con il suo ragazzo, “L’ho lasciato io” ci tiene a precisare lei... Ecco spiegato (forse) tutte quelle domande sulla mia vita e dell’altra collega... tutte faccende che non la riguardano... tutte domande a brucia pelo che dovevano inevitabilmente ricondurci a farle domande, se fossimo state piu’ pettegole come lei avrebbe sperato che fossimo. Non che non sia pettegola, ma sono dell’idea che se una persona vuole confidarti una cosa, te la racconta e basta, senza bisogno di trasformarmi in un dentista di confessioni come fa lei cercando di estorcerti parole. Quattro anni sono un sacco di tempo, arrivato ad un certo punto del rapporto o ci si lascia o si prosegue a percorrere la stessa direzione, immagino.
Non so perche’ ma mi viene da collegare la sua storia con un’amica, con un’amicizia a cui tenevo particolarmente e che sto lasciando andare alla deriva. La spiegazione breve e’ che ero stanca, molto stanca... la solita apatia che mi fa vedere e affrontare ogni cosa con un certo fastidio... e non e’ una bella cosa, affatto, pero’ preferisco isolarmi anziche’ tediare gli altri. Cmq presa da un attimo di nostalgia, ho preso il telefono e fatto il numero senza rendermi neanche conto dell’ora... ho sempre avuto il dono del tempismo... del cavolo... o ora (prima che mi stufi di nuovo e cambi idea) o niente...
Leggevo una cosa ieri (legata allo sviluppo dell’alfabetizzazione (scrittura e lettura) dei bambini: molti bambini producono testi di scrittura che apparentemente sembrano scarabocchi ma hanno una logica interna (come per la maggior parte delle mie azioni, sembra che non abbiano senso, invece c’è una logica interna alla base ). Una bambina ad esempio sotto il disegno di una tazza scrive due pseudo lettere (che per lei corrispondono alle due sillabe della parola), non e’ soddisfatta del risultato perche’ la lunghezza della sua produzione scritta non coincide con la lunghezza dell’immagine e decide di aggiungere altre lettere (ha bisogno di scrivere tanti segni perche’ per lei il disegno, il referente del suo testo e’ molto piu’ grande rispetto ai due scarabocchi inziali che la bambina ha fatto)... come mandare in paranoia una bambina di tre anni che ha interiorizzato l’ipotesi sillabica delle parole ma deve anche giostrarsi con la lunghezza/grandezza dell’immagine... poi mi chiedo che fine fanno questi bambini presi come campioni di studio. Polemiche a parte, l’ambiente in questo caso la famiglia puo’ fornire la soluzione pronta, i bambini possono ignorarla, rifiutarla o assimilarla/interiorizzarla e solo nell’ultimo caso c’è il superamento di un conflitto e il progresso nello sviluppo. Riferendosi alla teoria piagetiana, E. Ferreiro dimostrava attraverso esempi concreti, osservazioni longitudinali su bambini che i conflitti stanno alla base dell’evoluzione “...perche’ la ragione principale che induce alla costruzione di sistemi nuovi e piu’ coerenti e’ la necessita’ di superare le contraddizioni (Piaget 1975) -, lo sviluppo non puo’ essere descritto come una successione di acquisizioni. Il progresso nell’alfabetizzazione non consiste in un tranquillo passaggio da uno stadio all’altro; ci sono molti progressi e regressi durante il percorso di cui abbiamo bisogno di comprendere il significato preciso”
Come qualsiasi altra crescita, che sia quella della scolarizzazione, che riguardi l’ambito amicale o sentimentale per poter andare avanti che non sia un trascinarsi e basta e arrancarsi a fatica deve esserci il superamento di un conflitto. Vediamo domenica. ? ? |