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Sunday, Jul. 18, 2004 - 14:43

Inang

Io e miei fratelli abbiamo vissuto a lungo con mia nonna materna (i nonni paterni sono morti prima che nascessi). Una fortuna da un certo punto di vista, di solito i nonni sono quelli ti viziano, sono quelli che ti dicono di si' qualora i tuoi non ti avessero dato ragione e ti consolano se venivi sgridato dai genitori per gli sbagli, sono quelli ti allungano qualche caramella o soldino in piu' di nascosto dai genitori. Sono quelli che vengono a prenderti qualche volta a scuola e ti portano al parco o in qualche negozietto di dolciumi o giocattoli prima di tornare a casa. Qualche volta i miei nipoti dormono a casa mia, i nonni gli permettono di fare proprio di tutto, dalla scelta del cibo, all'ora in cui dormire, al giocare alla PS per l'intero pomeriggio, un evento che i miei nipoti aspettano per tutta la settimana.

Nel mio caso, non c'erano capricci da assecondare, genitori che ti negavano le cose o a cui nascondere segreti. Non c'era complicita' da condividere con nonni visto che in quel periodo fungevano da nostri genitori. Mi ero fissata che mia nonna non provasse affetto in modo genuino nei nostri confronti, viveva con noi perche' cosi' le era stato chiesto dal momento che i miei erano via, di fatto era come se fossimo orfani. Era obbligata a starci vicino, non perche' volesse farlo ma perche' era giusto farlo... mi ero convinta che potendo scegliere con chi stare, non avrebbe scelto noi. Scegliere noi comportava l'allontanarsi dal paesino dove c'erano gli altri cugini e gli zii, le altre persone care, dalla casa dove hanno sempre vissuto. Infatti cosi' e' stato per mia nonna, per stare con noi a Manila ha vissuto lontano da mio nonno che e' rimasto nel paesino.

Assoccio a mio nonno l'immagine di quei dolci intrecciati ripieni di zucchero, erano gli stessi che portava a tutti i nipoti di ritorno dal centro. Le vacanze passate in campagna dal nonno significava anche la presenza degli altri cugini... andare a rubare il mais dai campi, raccogliere frutta esotica, avere gambe perennemente graffiate dovute ai fusti di giunchi che andavamo a raccogliere nelle paludi (per farne delle borse o contenitori) e ramanzine infinite.

Mi sono rimaste le cose quotidiane come mia nonna che mi insegnava a scrivere e a leggere sedute all'ingresso di casa, ad accendere il fornello a legna, a cucinare il riso (forse l'unica cosa che so cucinare davvero bene... poco utile nella cucina asiatica non sapendo cucinare tutto il resto), la sua schiena minuta seduta davanti al tavolo della cucina durante le lunghe partite di solitario e il nome dialettale Inang invece di Lola come usavano i miei amici per chiamare le loro nonne.

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